Fine di un’epoca

Mercoledì scorso Stati Uniti è andato in onda l’ultimo episodio di Nip/Tuck, la provocatoria serie che per 7 stagioni ci ha raccontato le vicende dei due chirurghi plastici Sean McNamara (interpretato da Dylan Walsh) e Christian Troy (interpretato da Julian McMahon). Nip/Tuck è stata una serie originale, innovativa e mooolto provocatoria. Già, perchè le prestazioni sessuali dei due affascinanti dottori erano parte integrante del telefilm, tanto che fino a quando mediaset ha trasmesso gli episodi su Itali1, Nip/tuck era relegato alla terza serata.
In queste 7 stagioni tante cose sono successe : amori, tradimenti, amicizia, ma sempre con uno sguardo verso i temi di attualità. Infatti Nip/Tuck ha sempre toccato temi importanti come diversità, disabilità, omofobia, a modo suo, ma in modo da farne parlare.
Tante sono state le guest stars, a partire da Vanessa Redgrave che ha occupato un ruolo per tutte e sette le stagioni, per poi arrivare a Brook Shields, Alec Baldwin, Catherine Deneuve, Jacqueline Bisset, Alanis Morrissette.
Come molti telefilm, le prime stagioni, in particolare le prime 3, sono state le più belle, poi si sa c’è sempre il rischio di ripetersi, di sembrare banali, di fare scelte paradossali. E Nip/Tuck non è stato immune da questo. Soprattutto la sesta stagione ci sarebbe piaciuto che non fosse mai esistita, troppe scelte sbagliate, storie assurde che hanno macchiato quel bel prodotto che era Nip/Tuck. Per fortuna gli sceneggiatori si sono riscattati con la settima e ultima stagione. Questa è stata incentrata esclusivamente sul rapporto tra i due medici, ormai uomini di mezza età, con i loro problemi, le loro delusioni alle spalle, e un rapporto di amicizia che rischiava di andare in frantumi. Gli sceneggiatori hanno saputo chiudere degnamente questo telefilm, in modo non eccessivo né plateale.
Certo, c’è stata una costante negativa in tutte le stagioni : il personaggio di Matt McNamara. Troppo eccessivo, tutte le scelte sbagliate, stupide, insensate che un uomo può fare, Matt le ha fatte, portando avanti un personaggio inutile.
Ci mancherete Sean e Christian, ci mancherà sentirvi rivolgere la classica domanda ai vostri pazienti :
Tell me what you don’t like about yourself?


«Ecco mia cara Eugénie, come ragionano certe persone, ed io, con la mia esperienza e gli studi compiuti, aggiungo che la crudeltà, ben lungi dall’essere un vizio, è il primo sentimento che la natura umana imprime in noi. Il bambino rompe il suo giocattolo, morde la mammella della sua nutrice e rompe il collo a un piccolo passerotto, molto tempo prima dell’età della ragione». Il Marchese De Sade sosteneva che la crudeltà non fosse un vizio, bensì una virtù, in quanto altro non è che l’energia dell’uomo non ancora corrotta dalla civiltà. Certamente un principio molto lontano dal comune modo di pensare dell’uomo moderno per il quale è la fratellanza, l’umanità ad essere una delle più elevate virtù.

La crudeltà è qualcosa di abominevole, da allontanare, da punire: ma non è così per uno dei protagonisti de L’appuntamento (InEdition/Collane di LucidaMente, pp. 124, € 12,00), ultima fatica dello scrittore e sceneggiatore fiorentino Leonardo Marini. Infatti Giacomo fa sue proprio le parole di De Sade per filosofeggiare sulla natura umana e per giustificare in qualche modo l’atto che vuole compiere insieme ad Ilario: i due, conosciutisi in chat decidono di incontrarsi per “dar vita” ad uno dei più tremendi tabù della nostra società, ovvero il cannibalismo. È questo l’appuntamento che dà il titolo al romanzo.

L’articolo intero lo trovate qui.

Gli inglesi ci leggono ?

La mia permanenza a Londra è servita anche a fare una piccola ricerca sul campo per Excursus, la rivista per cui scrivo. Mi sono recata da Waterstone’s una grande catena britannica di librerie. Prima ho girovagato un pò tra gli scaffali e poi ho fatto alcune domande alla responsabile del reparto di letteratura italiana, e quello che ne è venuto fuori non vi piacerà……

Londra, dicembre 2009. L’Italia è considerata all’estero come una sorta di Paese delle meraviglie, gli stranieri amano la nostra cultura, la nostra storia, la nostra arte, la nostra cucina.
Quasi con un pizzico di presunzione, convinti di riscontrare lo stesso amore anche per la nostra letteratura, ci siamo recati da Waterstone’s, una delle librerie londinesi della grande catena che ha aperto il suo primo negozio nel 1982 ed è oggi la principale azienda del settore nel Regno Unito, per scoprire quali autori facciano capolino tra gli scaffali.
La libreria si trova ad Euston, quartiere che possiamo definire la “mente” di Londra in quanto vi ha sede il luogo del “sapere”, ovvero l’University College London, un prestigioso ateneo britannico fondato nel 1826.
Quindi già ci possiamo fare un’idea sulla clientela, ovvero studenti, docenti, il personale che ruota attorno alle facoltà, ma anche uomini e donne d’affari, perché in zona sono presenti molti uffici
Quello che ci colpisce subito di Waterstone’s è la grandezza della struttura, composta da ben tre piani (qui a Messina, la nostra città, le librerie hanno modeste dimensioni). Entriamo allora in quello che potrebbe essere il paradiso di ogni avido lettore, fatto di libri, libri e ancora libri.
Tante le sezioni tematiche. Iniziamo a curiosare tra gli scaffali in cerca di autori italiani,ma non vi nascondiamo che, al contrario delle nostre aspettative, non è così facile trovarli. Ma ecco che, all’improvviso, vediamo il primo nome noto: Umberto Eco, il suo The name of the rose è presente in varie sezioni. Poi sarà la volta di Italo Calvino e Beppe Fenoglio.
La delusione però non è poca, poiché tranne Giancarlo De Cataldo con The father and the foreigner, non vediamo altri autori contemporanei, ma solo i classici. Convinti che sia troppo poco ci rechiamo al piano superiore, dove c’è un’intera sezione dedicata alla Letteratura Italiana, i cui libri, tuttavia, non sono tradotti in inglese.

Il resto dell’articolo lo trovate su Excursus.

Quando si iniziò a parlare di questi romanzi non li tenni molto in considerazione, li snobbai, anche perchè il genere fantasy non è che mi faccia impazzire. Pensai, come tutti, che si trattasse di un romanzo per adolescenti.
Nonostante questo l’anno scorso vidi il film tratto dal primo libro, Twilight. Per me niente di particolare, anzi, nonostante non avessi letto il libro mi rendevo conto che nella trasposizione cinematografica ci fossero delle lacune, che tutto procedesse troppo velocemente.
Poi non so come tutto è iniziato, ma il mese scorso mi è venuta un’improvvisa curiosità così comprai i primi due libri della saga : Twilight e New Moon. Li ho letteralmente divorati, leggendo ciascuno in 4 giorni. E così dopo son passata a Eclipse (secondo me il più bello) con la stessa rapidità, e proprio ieri ho finito di leggere le 682 pagine di Breaking Dawn, l’ultimo libro.
Sono stata completamente rapita da questa lettura. La storia la conoscete tutti, è quella dell’amore tra Bella,un’umana, ed Eward, un vampiro, e scorre veloce tra le tante pagine, capace di non farti smettere di leggere per sapere come va a finire. Una storia d’amore travagliata ovviamente, fatta di vendetta, gelosia, amicizia, strane leggende, poteri soprannaturali. La scrittura è abbastanza semplice ma non per questo non riesce a non trasmettere delle emozioni. Certo, a volte ho trovato il modo di descrivere l’amore della protagonista per il suo vampiro troppo esagerato, troppo adolescenziale, ma nell’ultimo libro c’è una sorta di crescita del personaggio, una sua maturazione che finalmente la porterà ad abbandonare i panni di adolescente innamorata. Il personaggio che ho preferito è quello del licantropo, che un pò “sporca” la perfezione dell’amore tra i due protagonisti principali. Inoltre il vasto corollario dei tanti personaggi con le proprie storie dà quel qualcosa in più.
Una cosa ho apprezzato dei film già usciti, ovvero le colonne sonore. E’ da giorni che ormai le ascolto, e tra le canzoni che ne fanno parte ci sono dei gioielli come Full Moon dei The Black Ghosts, o I belong to you dei Muse, Hearing Damage di Thom Yorke, e Eyes on Fire dei Blue Foundation.
Se il romanzo non vi interessa provate ad ascoltare queste canzoni, e poi mi direte ;-) .

Into the wild

Ieri sera sono rimasta affascinata dalla vita di Christopher McCandless vedendo il bellissimo film Into the wild diretto da Sean Penn. Christopher compì una scelta estrema, abbandonare tutte le cose materiali di cui fa parte la nostra società consumista e capitalista e partire alla ricerca di se stesso, dell’avventura, della vita vera in mezzo alla natura. Chi sarebbe in grado di fare una scelta del genere?
Una storia commovente interpretata magistralmente dall’attore Emile Hirsch. Quasi sulle orme di Jack Kerouac, Christopher, con lo pseudonimo di Alexander Tramp, viaggiò per due anni negli Stati Uniti e nel Messico del Nord fino ad arrivare in Alaska, facendo l’autostop e portando con sè solo l’essenziale. Durante questo lungo viaggio ha incotrato vari personaggi che l’hanno aiutato nella sua avvenuta ma a cui lui ha cambiato la vita con il suo messaggio di libertà e amore fraterno.
Chris morirà all’età di 24 anni per fame o per aver ingerito delle piante velenose, e l’autobus, in Alaska, in cui visse gli ultimi giorni della sua vita è meta di pellegrinaggio da quanti sono stati colpiti dall’esperienza di questo giovane americano.
Il film di Sean Penn è tratto dal romanzo di Jon Krakauer Nelle terre estreme, che certamente al più presto prenderà posto nella mia libreria.

Alessandro Mannarino

Due giorni fa ho scoperto questo artista romano, davvero bravo !

Gran bella serata quella ieri sera al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, dove si è tenuto il concerto per gli sfollati dell’alluvione dell’1 ottobre 2009. Il concerto, organizzato dell’Associazione Culturale “Messina Giovane”, finanziato dal Ministero della Gioventù (che non so perchè questo nome mi fa pensare al fascismo…mah), con il Patrocinio del Comune di Messina, ha fatto riempire il teatro messinese. Un’atmosfera carica di emozione, la platea centrale era occupata da una rappresentanza della popolazione colpita dall’alluvione, giovani, bambini, anziani, e soprattutto nei volti di questi ultimi potevi vedere ancora la tristezza negli occhi, il dolore per aver perso tutto. Non dimenticherò mai quegli sguardi, diversi da quelli dei bambini che per fortuna dimenticano in fretta, e tornano a sorridere presto.
Prima del concerto la presentatrice invita sul palco il sindaco Giuseppe Buzzanca, accolto da fischi che aumentano quando fa il nome del nostro “caro” premier. Interviene anche Francesco Rella, esperto delle Politiche Giovanili del Comune di Messina, che illustra le varie iniziative di intrattenimento per i giovani, come il cineforum nelle strutture alberghieri che in questo periodo ospitano gli “sfollati”. Proprio quando Rella parla dei giovani, dalla platea una ragazza grida “Stiamo fuggendo tutti!”, frase quanto mai tristemente vera, sintomo della mancanza di prospettive per i giovani siciliani.
Il primo degli artisti ad esibirsi è Matteo Amantia (ex Sugar Free) che propone una versione acustica della nota Cleptomania, poi partono le note di una canzone inedita scritta da Amantia dopo aver letto la notizia di una donna trovata morta con la figlia tra le braccia sotto le macerie dell’Aquila.
Il secondo artista a salire sul palco è il messinese Tony Canto che ci coinvolge con le sue melodie che mischiano ritmi brasiliani e siciliani. Bella la sua 1908 dedicata al disastroso evento che colpì Messina esattamente 100 anni fa, che vede una grande partecipazione del pubblico.
Dopo un artista messinese, è la volta di un artista romano, Alessandro Mannarino, più volte ospite di Serena Dandini, che quasi timidamente entra in scena. Davvero una scoperta per me che non l’avevo mai sentito, non per parte del pubblico che gli chiede di suonare la sua Pagliaccio. Le canzoni di Mannarino si ispirano agli stornelli romani, che lui canta con una voce potente. Grande ovazione quando scherzando sul lavoro del chitarrista che lo accompagna, l’odontotecnico, dice : “prima di costruire un Ponte … bisogna curare la … Carie !”
Alla fine della sua esibizione la presentatrice invita sul palco Luca Barbuscia dell’Associazione Culturale “Messina Giovane”, Alberto Spampinato, consulente del Ministero della Gioventù, che riceve fischi quando nomina il Sindaco Buzzanca, e Giuseppe De Luca del Comitato “Salviamo Giampilieri”, che esterna il pensiero di chi è stato colpito in prima persona dall’alluvione dell’1 ottobre, e cioè che si è visto ancora ben poco nonostante le promesse ricevute.
Si ritorna alla musica, e stavolta con la carica che solo i Tinturia riescono a dare. Tra una canzone e l’altra Lello Analfino, leader e cantante del gruppo agrigentino, lancia dei messaggi importanti, dice che il cuore dei siciliani è grande e batte sempre per tutti, come si vede dagli aiuti che puntualmente partono dalla Sicilia ogni qualvolta ce n’è di bisogno, e cosa più importante invita soprattutto i giovani a battersi per la nostra terra, dobbiamo “coccolare e venerare la nostra Sicilia che è un’ISOLA e vuole restare tale!”.
Conclude la serata il grande Mario Venuti, che però mi delude non poco. Da un personaggio del suo calibro mi sarei aspettata qualche parola in più, qualche messaggio forte, e invece arriva sul palco e si dirige subito verso il pianoforte, si esibisce con molte più canzoni rispetto agli altri artisti, cantando i suoi più grandi successi insieme a degli inediti, ma al momento dei saluti dice solo che è stato molto colpito da quello che è successo, gli piange il cuore al pensiero di come quei luoghi da lui sempre visitati siano stati distrutti dall’alluvione e spera che tutto ritorni alla normalità così quest’estate potrà tornare a fare i bagni…
Beh…la sua è stata comunque una grande esibizione.
Adesso la cosa più importante è che chi di dovere si dia una mossa per aiutare tutte le persone colpite da questa calamità. Noi spesso ci lamentiamo delle cose più futili, ma ogni tanto dovremmo pensare di quanto stupido sia, dal momento che ci sono persone che soffrono, che hanno perso tutto in un solo istante. Questi sono veri problemi.

Un’esperienza indimenticabile

Prima di partire ho pensato che la mia permanenza a Londra sarebbe stata uno spunto ideale per il mio blog, ma tra il fatto che all’inizio non è stato un periodo facile, tra quello che per fortuna poi sono stata abbastanza impegnata e mettiamo pure la poca voglia che avevo, ho “abbandonato” il blog…Forse adesso è arrivato il momento di aggiornarlo un pò!
Da questa esperienza all’estero non posso che trarre un bilancio positivo, ho vissuto per tre mesi in una città bellissima e piena di vita, ho acquistato maggiore sicurezza in me stessa e nelle mie capacità (non è facile lasciare tutte le comodità di casa tua e andare a vivere lontano), ho migliorato il mio inglese, ora riesco a parlarlo cosa che prima mi era impossibile non avendo mai motivo/occasione di farlo, ho conosciuto gente da tutto il mondo con cui potermi confrontare.
Insomma, un’esperienza che consiglio a tutti!
L’unico neo è stato il lavoro…Avevo bisogno di un lavoretto per mantenermi, e sebbene sembrerebbe una cosa facile, alla fine non lo è stato. Ma non bisogna scoraggiarsi (cosa difficilissima da fare per me) infatti dopo circa 3 settimane ne ho trovato uno. Son capitata in un piccolo caffè con due titolari (un uomo e una donna) completamente pazzi, che me ne han fatto passare di tutti i colori, umiliandomi fino al mio ultimo giorno.
Ma lasciamo perdere ! ;-)
Londra ! Londra è enorme, bella, caotica, viva, ricca di cultura, piena di eventi, cosmopolita, veloce, incredibile, pazza, elegante, rock, punk, e di tutto di più!
A Londra è impossibile annoiarsi, ha mille cose che potresti fare : lunghe passeggiate lungo il Tamigi ammirando il panorama mozzafiato, specialmente di sera quando tutto è illuminato; visitare i tantissimi musei (la maggiorparte dei quali hanno l’ingresso gratuito!). Io i principali li ho visitati tutti, sono stata alla Tate Modern che mi ha lasciata a bocca aperta con la bellezza delle sue opere di artisti contemporanei, alla National Gallery ho potuto ammirare opere di Botticelli, Leonardo da Vinci, Rembrandt, Gainsborough, Van Gogh, al National History Museum ho potuto finalmente vedere i fossili dei dinosauri, di cui da ragazzina ero appasionatissima. Alla National Portrait Gallery ho visto i tantissimi ritratti fatti alle varie famiglie reali succedutisi in Inghilterra. Al British Museum sono rimasta incantata dai vari reperti archeologici provenienti da tutto il mondo, ho visto perfino una facciata del Partenone…Stessa cosa nell’immenso Victoria & Albert Museum.
Sono contenta di essere andata anche a Windsor, graziosa cittadina dove si trova il maestoso castello di Windsor.
Sono rimasta colpita dal senso di sicurezza che ho provato a Londra, non mi sono mai sentita minacciata quando mi è capitato di prendere la metro di sera, nè quando una sera ho preso il bus notturno all’una di notte…Ragazzi nella mia città, ma penso un pò dappertutto in Italia, è impensabile andare in giro di notte per una ragazza sola…Lì l’ho fatto e come tante altre ragazze. Prendere il bus di notte a Londra è come prenderlo all’ora di punta, è pienissimo !
Adesso che sono tornata a Messina, questa realtà non può che starmi stretta, non posso più sopportare di fare la stessa vita di prima, voglio di più, e mi metterò in moto affinchè qualcosa cambi. Adesso non mi spaventa più niente.
Mi rimarranno dei ricordi bellissimi di quest’esperienza, quello più bello riguarda la casa di Wood Green in cui ho vissuto e dove ho conosciuto delle persone meravigiose, mi mancano le nostre chiaccherate, le nostre cene, le nostre risate, le nostre uscite. Quel posto mi rimarrà nel cuore.
Ok, credo sia abbastanza per il momento, a prestissimo ! ;-)

News from London

La mia intenzione, una volta partita era quella di raccontare tutto sul mio blog, passo dopo passo. Poi mi sono scontrata con la reltà di questa nuova avventura, dello stare da sola in una nuova città, lontana dalla famiglia.
La prima settimana è stata terribile per me, ad un certo punto mi era venuta la pessima idea di tornarmene a Messina…
Trovare una casa (degna di questo nome) non era facile, il lavoro neanche a parlarne…
Il primo spiraglio l’ho visto quando ho trovato la casa dove abito, non era quello che mi aspettavo perchè l’idea era quella di stare con degli stranieri per imparare meglio la lingua, ma sono contentissima della scelta che ho fatto perchè ho trovato davvero delle belle persone, in casa c’è praticamete tutta l’Italia !
Il capitolo “lavoro” è un’altra nota dolente…dopo tre settimane avevo trovato una specie di lavoro (di merda), dovevo stare davanti al locale e mostrare il menu a coloro che si avvicinavano…Cosa che non faceva quasi nessuno, infatti dopo quattro giorni mi han detto che ero sprecata a stare là fuori (a prendere il freddo tra l’altro) e mi hanno mandata via…Uno dei gestori era un messinese…Ho detto tutto.
La scorsa settimana, uscendo da scuola mi sono imbattuta nella vetrina di una piccola caffetteria davanti cui passo ogni giorno, e lì ho letto che cercavano personale part-time, ho colto l’occasione al volo, e adesso lavoro lì.
Mi trovo davvero bene lì, speriamo che vada meglio.
Sabato per la prima volta sono andata in un pub inglese, a Camden Town per la precisione, davvero una bella serata !
Dai le cose si stanno sistemando, anche se non vedo l’ora di tornare a casa, adesso so che Londra, la sua vita, le persone che sto conoscendo, mi mancheranno.

L’avventura ha inizio

(scritto durante il volo Catania-Londra)

Il grande giorno è arrivato, ed eccomi qui sull’aereo che mi sta portando a Londra.
Gli ultimi due giorni sono stati abbastanza turbolenti dal punto di vista emotivo, passavo da uno stato di tranquillità ad uno di paura, malinconia.
Adesso che ormai è fatta, che sono sull’aereo, inizio a tranquillizzarmi, penso che una volta arrivata a Londra non avrò il tempo di demoralizzarmi, in quanto sonon sicura che verrò rapita dalle mille emozioni che la città mi offrirà.
Sull’aereo devo dire che il servizio è molto buono, le hostess sono davvero gentili. Un’oretta fa ci hanno servito la colazione, il vassoio sembrava molto invitante, c’erano aranciata, un muffin, un paninetto su cui spalmare il burro e poi un contenitore caldo…con dentro…fagioli, uova strapazzate e un wurstel ! Io non li ho toccati…eh eh!
E’ davvero molto strano essere qui da sola, gli ultimi viaggi li ho fatti con Manu e salutarlo oggi è stato abbastanza triste, per fortuna che pc ed internet accorciano le distanze e potrò vederlo ogni sera, anche se in webcam.
Poco fa sono andata al bagno, quando sono tornata per sbaglio mi sono seduta in un altro posto, quando mi sono girata alla mia destra e ho visto che avevo sbagliato, c’era un ragazzo che mi guardava terrorizzato…calma! Non sono mica un mostro! Appena mi sono accorta dell’errore mi sono subito alzata e seduta al mio posto.
Accanto a me ci sono una donna indiana col figlio che non ha fatto altro che dormire e russare per tutto il viaggio.
Beato lui! Io si e no ho due ore di sonno, l’emozione era troppa…
Dovrei atterrare tra mezz’ora. Mosse successive: recuperare il bagaglio, prendere il treno che mi porterà a Victoria Station, poi due metro, e infine arrivare a casa di un amico di mio zio che mi ospiterà i primi giorni.
Più tardi vi racconterò com’è andata a finire!
Bye bye

Ore più tardi…
Ci ho messo due ore ad arrivare a casa, è stata una sfacchinata con la valigia e il borsone che mi portavo dietro…Arrivata a casa, mi sono subito rifocillata e docciata, poi sono andata a fare un giro in centro. Oxford Street era super caotica, non avevo mai visto così tanta gente tutta insieme, e da tutto il mondo!
Che poi non mi spiego come ognuno vestisse in maniera diversissima, chi a maniche corte, chi col giubbotto invernale, mah!
Ho trovato un piccolo giardinetto dietro alcune traverse, mi sono piazzata sotto un albero e lì ho preso pc e telefono e mi sono connessa per sentire il resto del mondo, in primis i miei genitori.
Devo dire che Londra è una città che ti travolge, e onestamente mi sono sentita molto sola.
Lo so, è il primo giorno, domani arriva l’amico di mio zio, e non sarò più sola.
E’ la prima volta che lascio la mia casa, è normale sentirsi un po’ spaesati.
Adesso chiudo che ho incredibilmente sonno.
Bye bye